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Pubblicato il 30.04.2026

L'editoriale di ClicLavoro Veneto: crescita e sostenibilità del mercato del lavoro, dentro l’instabilità

 

Anche quest’anno il Primo Maggio rappresenta un’occasione di riflessione sul lavoro, sul valore che possiede nella vita di ogni individuo e sul ruolo che svolge per la nostra società. Oggi, ancor più che in passato, questa riflessione deve partire dalla consapevolezza che viviamo in un tempo segnato dall’incertezza. Una condizione che non rappresenta più una parentesi tra una fase di equilibrio e un’altra, ma uno scenario entro cui famiglie, lavoratori, imprese e istituzioni sono chiamate a muoversi.

Negli ultimi vent’anni il mercato del lavoro veneto è stato attraversato da una sequenza quasi ininterrotta di cambiamenti: globalizzazione dei mercati, introduzione dell’euro, grande crisi finanziaria del 2008, riorganizzazione delle filiere, crisi del debito sovrano, pandemia, crisi energetica, guerre. Ogni pochi anni il sistema si è trovato a dover affrontare un elemento di discontinuità.

All’inizio degli anni Duemila, il Veneto si presentava ancora come uno dei principali motori manifatturieri del Paese. Il modello distrettuale, fondato su piccole e medie imprese, specializzazioni produttive e apertura all’export, aveva sostenuto per lungo tempo crescita e occupazione. Ma proprio quel modello, dinamico e competitivo nella fase di espansione degli scambi globali, mostrava anche alcuni elementi di vulnerabilità: la ridotta dimensione media delle imprese, la limitata capitalizzazione, la concentrazione in comparti tradizionali del made in Italy, l’esposizione crescente alla concorrenza dei Paesi emergenti e ai processi di delocalizzazione.

La crisi finanziaria globale del 2008 ha rappresentato un primo vero punto di svolta, con la caduta della domanda estera, la contrazione della produzione industriale e degli investimenti, l’aumento della disoccupazione e il ricorso esteso agli ammortizzatori sociali, che hanno inciso profondamente sul tessuto produttivo e sul mercato del lavoro, mettendo in moto negli anni successivi uno spostamento della forza lavoro dal settore industriale a quello dei servizi e un riposizionamento delle imprese più solide.

Nel 2014 abbiamo incrociato la crisi del debito sovrano, con credito e domanda interna soggetti ad una fase di forte incertezza e con l’irrigidimento delle condizioni finanziarie, e parallelamente si è acuita la recessione, che ha penalizzato consumi e investimenti, mentre la domanda estera ha tenuto relativamente meglio. 

Poi è arrivata la pandemia. Il 2020 ha prodotto una caduta improvvisa dell’attività, l’interruzione di molte filiere, il blocco di interi comparti, in particolare nei servizi e nel turismo. Tuttavia, anche in quel passaggio, il mercato del lavoro regionale ha mostrato una capacità di protezione significativa, sostenuta dal blocco dei licenziamenti, dall’estensione della cassa integrazione e dalle misure emergenziali. La successiva ripresa occupazionale è stata rapida, con un rimbalzo post-pandemico importante ma condizionato, negli ultimi anni, da nuove tensioni internazionali. 

Eppure, se guardiamo al Veneto, i dati ci restituiscono l’immagine di un mercato del lavoro che ha tenuto e ha continuato a crescere. Nel 2025 il mercato del lavoro regionale ha registrato una crescita di oltre 20.000 posti di lavoro, determinata soprattutto dall’aumento dei contratti a tempo indeterminato. Se estendiamo l’osservazione, vediamo che dalla grande crisi economica ad oggi il saldo occupazionale veneto conta 365 mila posizioni lavorative dipendenti in più, di cui 300.000 a tempo indeterminato. E in questo inizio 2026 la crescita continua, anche se si è fatta via via più lenta e selettiva.  

Non è un risultato scontato, soprattutto se lo leggiamo all’interno di un contesto economico incerto e caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali.

Oggi il mercato del lavoro veneto si presenta ancora solido, con livelli occupazionali elevati e disoccupazione ai minimi, ma nel frattempo è cambiato profondamente: più mobilità, più difficoltà di reperimento, più attenzione alla qualità dell’occupazione, più mismatch tra domanda e offerta e l’emergere del tema dell’adeguatezza dei salari rispetto al costo della vita.

E questo ci porta alla sfida dei prossimi anni: la sostenibilità del mercato del lavoro

Non si tratta più soltanto di creare lavoro, ma di creare le condizioni affinché ci sia una forza lavoro sufficiente a soddisfare la domanda delle imprese. Con competenze adeguate, esattamente nei territori e nei settori che ne avranno bisogno. Le dinamiche demografiche ci dicono infatti che la popolazione sta invecchiando e che, entro il 2030, nell'ipotesi di una tenuta o di una leggera riduzione dei livelli attuali della domanda di lavoro, il Veneto potrebbe presentare un conto tra gli 80.000 e i 190 mila posti di lavoro vacanti in base alle tendenze della nostra economia e all’impatto della AI sul lavoro. 

Per mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta sarà necessario attivare tutte le leve disponibili. Che vuol dire valorizzare maggiormente l’occupazione femminile, che negli ultimi anni è cresciuta ma che presenta ancora importanti margini di sviluppo, attraverso politiche di conciliazione vita-lavoro, sostegno alla genitorialità e riduzione del divario di genere; sostenere la partecipazione al mercato del lavoro delle persone più mature con strumenti adeguati di formazione continua, aggiornamento delle competenze, adattamento dei contesti organizzativi e modelli di lavoro più flessibili; mantenere flussi migratori stabili e qualificati, dall’estero e dalle altre regioni, gestendo l’ingresso di lavoratori stranieri formati e investendo nell’attrattività dei territori. 

Accanto a queste dinamiche, si afferma con sempre maggiore chiarezza anche un tema che ha a che fare con la cultura d’impresa. Non basta più cercare i lavoratori, occorre saperli trovare, attrarli e trattenerli all’interno dell’azienda, soprattutto i giovani. Le imprese devono mettere al centro delle loro organizzazioni il capitale umano, presente e futuro, come fattore strategico di sviluppo. 

Il Veneto ha dimostrato più volte di saper assorbire l’urto del cambiamento, ma non possiamo permetterci di sottovalutare le criticità che già oggi possiamo intravedere e prevedere. Il bicchiere è mezzo pieno, ma la metà vuota ci dice che il futuro ci metterà di fronte a nuove sfide, che richiedono di attivare sin da subito tutte le risorse disponibili, senza lasciare indietro nessuno.

La vera sfida non è evitare l’instabilità, ma saperla gestire con strategie flessibili di lungo periodo e garantire la sostenibilità del mercato del lavoro in un mondo che sarà, inevitabilmente, diverso da quello che conosciamo, come lo è oggi rispetto a vent’anni fa. 

 

Tiziano Barone, Direttore Veneto Lavoro

 

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