Gli utenti dei Centri per l’impiego del Veneto
Online il report che analizza profili, percorsi ed esiti occupazionali dei quasi 130 mila utenti che ogni anno si rivolgono ai CPI della regione

A queste domande ha provato a rispondere l’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro con la ricerca dal titolo “Monitoraggio dei disoccupati utenti dei Centri per l’impiego in Veneto”, che tiene conto dei dati raccolti nel triennio 2023-2025 a seguito dell’avvio del Programma di Garanzia per l’Occupabilità dei Lavoratori (GOL), che ha costituito un passaggio rilevante nell’organizzazione e nel funzionamento del sistema regionale dei servizi per il lavoro. In questo periodo, infatti, in Veneto sono stati presi in carico oltre 334 mila utenti disoccupati con oltre 400 mila Patti di servizio personalizzati (PSP) sottoscritti. Questi riguardano in larga parte utenti che hanno fatto il loro ingresso in stato di disoccupazione (85%), ma una quota comunque non trascurabile è riferita a coloro che erano già stati presi carico dai Centri per l’impiego e che hanno rinnovato o trasformato il loro precedente patto di servizio (15%). Si tratta mediamente di 128 mila utenti ogni anno, ovvero oltre 10.500 al mese con i picchi maggiori a luglio e a ottobre-novembre.
Per provare a tracciare un identikit degli utenti dei Cpi veneti si è quindi provato a partire dai motivi che li hanno condotti in stato di disoccupazione, muovendo dall’analisi della loro storia lavorativa immediatamente antecedente. Ne risulta che oltre il 60% dei nuovi ingressi in stato di disoccupazione siano dovuti alla conclusione di precedenti rapporti di lavoro, dei quali oltre la metà è riconducibile alla naturale conclusione del contratto (fine termine, stagionali, scuola, lavoro domestico) e la parte rimanente a interruzioni per licenziamenti e dimissioni. La quota restante comprende, oltre agli utenti già in carico presso i Cpi, gli inattivi, che non hanno lavorato negli ultimi quattro mesi, e gli inoccupati, ovvero persone ancora alla ricerca del primo impiego.
Se si analizzano le caratteristiche socio-anagrafiche dell’utenza, un utente su due è un adulto tra i 30 e i 54 anni, nel 75% dei casi di cittadinanza italiana e nel 60% di genere femminile. In leggera crescita nel corso del triennio le quote relative alla componente maschile, ai giovani e agli stranieri, dei quali quasi l’80% dei disoccupati è di origine non comunitaria. Solo il 20% dell’utenza è laureata e, a tal proposito, risulta particolarmente significativa la relazione tra livello d’istruzione e occupabilità, ovvero la capacità di trovare lavoro, se si considera che, mediamente, tra il 2023 e il 2024 a distanza di 12 mesi dalla stipula del patto di servizio tre laureati su quattro sono usciti dallo stato di disoccupazione, percentuale che scende a meno di uno su due per i chi ha un diploma di licenza media o inferiore. A fare maggior fatica a ricollocarsi sono anche gli stranieri (45%), specialmente i non comunitari, e i giovani (50%), mentre le percentuali si alzano per italiani (65%), adulti (73%) e senior (60%). Discorso simile vale per le persone con disabilità, la cui quota raddoppia dall’8% dei disoccupati al 16% del totale dei disoccupati già in carico ai Cpi. In generale, nel periodo considerato, a distanza di un anno dalla presa in carico presso il Cpi il 63% degli utenti è uscito dallo stato di disoccupazione, il 23% ha avuto almeno un rapporto di lavoro e il restante 16% non ha avviato alcuna attività lavorativa.
Unendo tutti questi dati è quindi possibile provare a delineare una tipizzazione della variegata platea di disoccupati dei Cpi, che viene identificata in cinque macro-gruppi di utenti, elencati in ordine decrescente di capacità di trovare lavoro:
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ricorrenti ad alta rioccupabilità (15%): utenti per i quali l’ingresso in disoccupazione è un evento dovuto alle specificità della loro carriera lavorativa (come stagionali e precari della scuola) senza rappresentare un problema ai fini di un successivo ricollocamento;
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in transizione a rapido reimpiego (22%): ready to work con alle spalle percorsi professionali e competenze solide che permettono una veloce ricollocazione, solitamente in autonomia;
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attivabili con accompagnamento (23%): utenti finiti involontariamente in disoccupazione che, a causa di vincoli personali o competenze poco robuste, necessitano di un supporto nel potenziamento del proprio curriculum e nella ricerca di un nuovo impiego, che può essere utile affiancare a misure di sostegno al reddito;
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a rischio marginalizzazione (25%): utenza composita che, per diverse motivazioni, risulta meno propensa ad attivarsi alla ricerca di un nuovo impiego, necessitando di una presa in carico forte e personalizzata e, per i percettori di Naspi, del rafforzamento delle misure di condizionalità;
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fragili a reinserimento complesso (15%): profili distanti dal mercato del lavoro con grandi difficoltà di inserimento, per i quali sono necessari percorsi strutturati di formazione e tirocinio volti al potenziamento delle competenze, da affiancare a misure di sostegno al reddito che ne permettano e incentivino la partecipazione.
Quest'analisi evidenzia da un lato la grande eterogeneità dei bisogni da parte degli utenti dei Cpi, dall’altra la necessità di concentrare risorse e interventi di politica attiva soprattutto su chi risulta avere un maggior bisogno di supporto e accompagnamento. In particolare, una delle sfide di maggior impatto sembra consistere nel riuscire ad avvicinare e coinvolgere in attività formative proprio quell’utenza più fragile che ne avrebbe maggiormente bisogno per accrescere la propria occupabilità, ma che risulta spesso riluttante a partecipare a questi percorsi a causa di limitazioni economiche, linguistiche, logistiche o dovute a vincoli personali e familiari.
A queste barriere vanno quindi trovati dei correttivi efficaci che consentano di estendere i benefici delle attività formative, la cui fruizione nell’ultimo triennio è risultata in crescita e con risultati occupazionali incoraggianti, ai target a rischio di marginalizzazione, ad esempio rendendole più appetibili attraverso misure di sostegno o di conciliazione dedicate.
Per un approfondimento sulla ricerca è possibile consultare il report completo sul sito https://osservatorio.venetolavoro.it/tartufi.