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Pubblicato il 08.03.2022

L’editoriale di ClicLavoro Veneto: donne e lavoro ai tempi del Covid-19

L'occupazione femminile torna a crescere dopo la pandemia, ma il divario di genere permane


Dopo le pesanti ripercussioni della pandemia e nonostante il persistere di una condizione di ancora forte incertezza, nel corso del 2021 le dinamiche occupazionali sono tornate ad essere positive alimentando, nel lavoro dipendente, una nuova espansione degli occupati e delle posizioni lavorative. La rinnovata vivacità della domanda di lavoro registrata nel corso dell’anno ha interessato in maniera significativa sia uomini che donne, stimolando in entrambi i casi un importante recupero dei livelli di attività. Ciò nonostante continuano a permanere forti differenze nelle modalità (e dunque possibilità) di partecipazione al mercato del lavoro. Il divario maggiore tra uomini e donne – senza entrare nel merito di altre disparità quali, ad esempio, quelle salariali o le differenti opportunità di carriera, che comunque sono connesse anche a questi fattori – si registra in relazione agli ambiti di inserimento lavorativo e nelle modalità occupazionali, in particolar modo, con riferimento all’impiego orario.

È evidente, come nel caso delle donne, le possibilità di ingresso e permanenza nel mercato del lavoro continuino ad essere ancora fortemente condizionate dal reciproco vincolarsi di specializzazioni settoriali e modalità di lavoro, ovvero tra le opportunità di impiego (concentrate) in alcuni ambiti e le possibilità di accedere a condizioni di lavoro (più facili da trovare proprio in questi contesti) che consentano una maggiore possibilità di conciliazione dei tempi di lavoro con i carichi familiari.

Il risultato è che, al di là dei trend per molti aspetti positivi, questo tipo di condizionamento (più o meno esplicito) continua ancora a caratterizzare in modo importante l’inserimento lavorativo delle donne differenziandolo, anche in termini di opportunità, da quello degli uomini. Anche le più recenti dinamiche occupazionali non sembrano esserne esenti: le tendenze settoriali vedono le donne ancora fortemente legate ad alcuni ambiti del terziario; le modalità di inserimento confermano l’elevata incidenza del lavoro a termine e, soprattutto, dei rapporti di lavoro part-time.

In tutto ciò – nello sforzo di cercare quel lato positivo che a prima vista risulta difficile individuare – si possono tuttavia intravvedere alcuni, seppur timidi, segnali di cambiamento. Piccole variazioni dettate dalla progressiva evoluzione della domanda di lavoro che, di fatto, fanno ben sperare anche per il futuro. La conformazione della domanda e la variazione delle posizioni di lavoro dipendente che ne è conseguita sembra infatti aver sostenuto anche l’impiego di donne in ambiti e con profili tradizionalmente a bassa partecipazione femminile. In particolare, è possibile osservare una crescita (pur lenta ed ancora molto contenuta) delle donne in alcune professioni ad alta specializzazione sia nel terziario che nel comparto industriale.

Questo fenomeno – sicuramente sospinto dalla pandemia, dai processi di cambiamento in corso e dalle dinamiche demografiche – potrebbe avere nel lungo periodo effetti significativi anche nella riduzione del divario su altri fronti e determinare, nel tempo, una diversa valorizzazione delle donne in campo lavorativo.

Ad oggi, come confermato in diverse analisi, mentre il divario occupazionale di genere in termini di partecipazione sembra ridursi al crescere del livello di istruzione, continua invece a mantenersi elevato il gap dal punto di vista retributivo e relativamente alle possibilità di carriera.

Questo divario, come già osservato, è il prodotto di diversi fattori tra loro strettamente interconnessi e deve essere in buona parte ricondotto alle stesse caratteristiche della partecipazione femminile al mercato del lavoro. Per ridurlo, da un punto di vista occupazionale, è indispensabile intervenire superando quei condizionamenti dettati, come osservato, dal reciproco vincolarsi di opportunità settoriali e modalità di impiego: in modo trasversale intervenendo sulle (ancora forti) disparità culturali che alimentano questi vincoli; nello specifico, garantendo un’effettiva parità nelle possibilità di accesso e permanenza nel mercato del lavoro.


Letizia Bertazzon, ricercatrice Veneto Lavoro


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