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Contratto a tempo determinato

Contratto a tempo determinato

Rapporti di lavoro sempre più frequenti negli ultimi anni 

Contratto tempo determinatoSempre più frequentemente negli ultimi anni vengono proposti contratti a termine, che in passato costituivano l'eccezione rispetto alla regola del contratto a tempo indeterminato. Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto più volte modificando la disciplina del contratto a termine che si caratterizza per una sempre maggiore "liberalizzazione" poiché non sono più richieste ragioni oggettive che giustifichino il ricorso a tale contratto.

In un contratto a termine viene indicata una data di cessazione (scadenza che può essere stabilita in maniera esplicita con una data precisa  ad esempio 30/06/2001  oppure con riferimento ad un evento futuro e certo ma del quale è incerta la data esatta – ad esempio se è stipulato per sostituire una lavoratrice assente per maternità sarà usata una dicitura tipo "…fino al rientro in servizio della lavoratrice sostituita…" – e in coincidenza del quale si ha la cessazione del rapporto di lavoro).

Il contratto a tempo determinato è disciplinato dal D.lgs. n. 81/2015, uno dei decreti attuativi del Jobs Act. Tale norma ha assorbito quanto già previsto con la Legge n. 74/2014, di conversione del D.L. n. 34/2014, con cui erano state introdotte importanti novità per i rapporti a tempo determinato stipulati a partire dal 21 marzo 2014.

Non è più necessario indicare la causa, ossia il motivo che giustifica il ricorso al contratto a tempo determinato (prima si doveva indicare il motivo di assunzione a termine, ad esempio per ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive). La scadenza del contratto deve risultare da atto scritto.

La durata del contratto a tempo determinato per la stessa attività lavorativa (anche in somministrazione) può essere complessivamente di 36 mesi, proroghe e rinnovi compresi.

Il termine del contratto può essere prorogato, nel caso in cui la durata iniziale sia inferiore ai 3 anni, per un massimo di 5 volte indipendentemente dal numero di rinnovi e a condizione che l'attività lavorativa sia la medesima rispetto a quanto stabilito in sede di stipula del contratto iniziale.

In caso di rinnovo contrattuale deve essere rispettato il periodo di sospensione (10 giorni se la durata iniziale del contratto è inferiore ai 6 mesi, 20 giorni se è superiore a sei mesi).

Il superamento del periodo di durata massima di questo contratto, a meno che non sia assistito dalla procedura di convalida presso l'Ispettorato del Lavoro, è sanzionato con la conversione del contratto a tempo indeterminato del rapporto di lavoro.

Si consente al datore di lavoro di stipulare contratti a tempo determinato nel limite del 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell'anno di assunzione; per i datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti è in ogni caso possibile stipulare almeno un contratto di lavoro a tempo determinato. Il mancato rispetto di questo limite comporta una sanzione amministrativa pecuniaria per il datore di lavoro.

Sono esenti dal qualsiasi limite quantitativo i contratti a tempo determinato stipulati:

  • in fase di avvio di nuove attività;
  • da startup innovative per il periodo di 4 anni dalla costituzione della società;
  • per lo svolgimento di attività stagionali;
  • per  spettacoli o programmi radiofonici o televisivi;
  • per la sostituzione di lavoratori assenti;
  • con lavoratori di età superiore a 50 anni.


In relazione al diritto di precedenza previsto in favore del lavoratore a termine che abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a 6 mesi, per le assunzioni a tempo indeterminato nella stessa azienda entro i successivi 12 mesi, viene riconosciuto che per le lavoratrici il congedo obbligatorio di maternità, intervenuto nell'esecuzione di un precedente contratto a termine, concorra a determinare il periodo complessivo di prestazione lavorativa utile al diritto di precedenza. Alle lavoratrici è inoltre riconosciuto il diritto di precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi.

Il lavoratore a tempo determinato non può essere discriminato rispetto ai colleghi a tempo indeterminato per quel che riguarda ferie, tredicesima mensilità e trattamento di fine rapporto (in proporzione al periodo lavorativo prestato).

Il contratto a tempo determinato può essere trasformato in contratto a tempo indeterminato, previo consenso del lavoratore.