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Pubblicato il 06.07.2020

Occupazione: nei primi sei mesi dell'anno 67 mila posti in meno rispetto al 2019

Dai dati di Veneto Lavoro il quadro aggiornato dell'impatto dell'emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro regionale 

 

Prosegue il monitoraggio dell'Osservatorio di Veneto Lavoro sulle ripercussioni dell'emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro regionale. Tra il 23 febbraio e il 30 giugno 2020 la crisi sanitaria e occupazionale ha comportato in Veneto la perdita di oltre 62 mila posti di lavoro dipendente tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro cessati. Una cifra che sale a 67 mila considerato l'intero arco del primo semestre 2020. 

Il calo è largamente imputabile alla mancata crescita dei posti di lavoro, che invece si verifica normalmente nel primo semestre di ogni anno, più che alla riduzione di quelli in essere. Blocco dei licenziamenti ed estensione della cassa integrazione a larga parte dei lavoratori dipendenti hanno infatti contribuito, per il momento, a limitare il numero delle cessazioni di rapporti di lavoro.

Dati dati degli ultimi due mesi si ricavano tuttavia segnali incoraggianti: a maggio e giugno si sono infatti registrati saldi positivi (rispettivamente +3.300 e +7.800) vicini a quelli dello scorso anno, anche se recuperare le perdite accumulate in periodo di lockdown non sarà semplice nel breve periodo.

Il turismo rimane il settore più colpito dagli effetti della pandemia e da solo spiega quasi la metà della contrazione occupazionale complessiva, con una riduzione di circa 36.000 posti di lavoro nel confronto con il 2019, la maggior parte dei quali stagionali. A partire da maggio si è verificata un’attenuazione del trend negativo, sia nei servizi turistici, con l’avvio della stagione estiva, che in altri settori quali le costruzioni (che negli ultimi due mesi hanno anche mostrato una crescita delle assunzioni pari al 9%), i servizi di pulizia, la sanità, le attività finanziarie, quelle professionali, l’industria alimentare e il tessile-abbigliamento. Quasi tutta la perdita registrata in periodo di lockdown riguarda i rapporti a termine e in particolare i contratti a tempo determinato, circa 50 mila in meno rispetto al 2019.

Le province più colpite si confermano quelle con una maggiore incidenza delle attività stagionali: a Venezia, nei primi sei mesi dell’anno, si è registrata una perdita di oltre 28.000 posti di lavoro, a Verona di 18.000. Calo più contenuto nelle altre province: -6.900 a Padova, -5.100 a Treviso, -4.400 a Vicenza, -2.100 a Belluno e -1.800 a Rovigo. A giugno saldo occupazionale ancora negativo a Padova (-1.000), Treviso (-800) e Vicenza (-200), mentre nelle altre province torna il segno “più”. Altro segnale positivo è il rallentamento nella flessione delle assunzioni, anche nelle province con maggiore stagionalità: Venezia segnava un -80% tra il 23 febbraio e il 3 maggio, valore ridottosi al -51% in maggio e al -26% a giugno.

I dati aggiornati sono disponibili sul sito di Veneto Lavoro alla pagina www.venetolavoro.it/misure.

 

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