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L’editoriale di ClicLavoro Veneto: quanto lavoro dai Centri per l’Impiego?

Il falso mito del 2% e i veri numeri sulle attività dei servizi pubblici per l’impiego

Secondo i dati Istat, periodicamente rilanciati da organi di stampa e altre istituzioni, l’ultima delle quali la Banca d’Italia nella sua Relazione Annuale sull’anno 2018, solo il 2% di chi ha trovato lavoro lo ha fatto grazie ai Centri per l’Impiego. Un valore che spesso viene assunto quale indicatore di efficienza, o meglio inefficienza, del sistema dei servizi pubblici per l’impiego. Non che nel resto d’Europa vada meglio: la media nei Paesi UE è del 4%, in Germania siamo al 4,1%. E anche altri canali tradizionali non sono considerati particolarmente utili: l’autocandidatura è considerata efficace nel 17% dei casi, la chiamata diretta di un datore di lavoro nel 6%, le Agenzie di intermediazione private attorno al 5%, la segnalazione di università e scuole su livelli ancora inferiori.

Tendenze che non sorprendono se pensiamo che la maggior parte di chi cerca lavoro si affida a parenti, amici e conoscenti, e che solo uno su quattro si rivolge ai Centri per l’Impiego, non sempre e non solo perché effettivamente interessato a trovare un lavoro nell’immediato. Anche se in misura limitata rispetto al totale, il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità (DID), condizione indispensabile per ottenere lo "stato di disoccupazione", può essere legato più all'ottenimento dei sussidi di disoccupazione o altre prestazioni di welfare che alla necessità di ricollocarsi.

Ma al netto di tali precisazioni, quel 2% associato ai Centri per l’Impiego è comunque un risultato così negativo e, soprattutto, può essere considerato un indicatore di efficacia dei CPI?

Consideriamo innanzitutto come questo dato viene ricavato: esso è frutto della rilevazione Istat sulle forze di lavoro, effettuata tramite intervista a un campione di circa 250 mila famiglie residenti in Italia. Tra le domande del questionario c’è quella sui canali di ricerca che, a giudizio di chi ha trovato lavoro nell’ultimo anno, si sono rivelati più utili per trovare l’attuale occupazione. E il 2% degli intervistati riconduce il successo della propria ricerca di lavoro all’attività del CPI. Proiettando quel dato sul totale degli occupati con contratto di lavoro dipendente significherebbe che circa 400-500 mila persone in Italia, oltre 30 mila in Veneto, devono il proprio rapporto di lavoro all’attività dei CPI, e non sarebbe un risultato trascurabile. Su di esso pesano inoltre varie implicazioni: in che misura un corso di formazione o di aggiornamento professionale, una politica attiva o un tirocinio promosso dal Centro per l’Impiego possono aver avuto un ruolo decisivo nella ricerca di un lavoro? E quanto il neo occupato può esserne consapevole, magari a un anno distanza?

Ma l’attività dei Centri per l’Impiego non si limita all’intermediazione diretta tra domanda e offerta di lavoro e non sarebbe dunque corretto valutarne l’efficacia solo in base a tale fattore. Il vero scopo è l’attivazione della persona in percorsi che possano favorirne una futura ricollocazione e da questo punto di vista la percentuale dei disoccupati trattati dai CPI va ben oltre il 2-3% citato. I numeri dicono che su un totale di circa 140-150 mila persone che ogni anno si rivolgono ai Centri per l’Impiego del Veneto la metà è interessata da almeno un intervento di politica attiva. Nello specifico, il 40% dei disoccupati risulta trattato con una misura di politica attiva, mentre un ulteriore 10% beneficia degli incentivi previsti per le assunzioni con contratto di apprendistato, a tempo indeterminato o altre specifiche tipologie contrattuali. Complessivamente circa il 65% di quanti rilasciano la DID a un Centro per l’Impiego del Veneto trova lavoro entro 12 mesi. Tra i giovani, il 30% dei neo assunti è transitato dal CPI, risultando iscritto al Programma Garanzia Giovani Veneto. Solo in termini di intermediazione diretta, nel 2017 circa 10.000 persone hanno trovato lavoro grazie all’attività del Centro per l’Impiego: circa 3.000-4.000 in seguito alla conferma di un tirocinio attivato dal CPI, 2.500 sono rapporti di lavoro relativi al collocamento mirato dei disabili, che in termini di difficoltà nella ricollocazione hanno un peso ben diverso rispetto a lavoratori con competenze forti e subito spendibili, 2.400 assunzioni derivano da un servizio formale di incontro domanda/offerta e un numero non quantificabile di rapporti di lavoro sono in qualche modo scaturiti da servizi informali di incontro domanda/offerta (ad esempio tramite bacheche).

Non si tratta qui di far la conta di quante persone trovano lavoro grazie al sistema pubblico per l’impiego ma di dimostrare che l’attività dei Centri per l’Impiego non si limita all’incrocio tra domanda e offerta, che pur rimane fondamentale. L’obiettivo è inserire il disoccupato, specie quelli che per caratteristiche personali o esperienza lavorativa hanno maggiore difficoltà a ricollocarsi, in un percorso virtuoso che da un lato lo aiuti ad aggiornare e rafforzare le proprie competenze e dall’altro lo stimoli in una ricerca attiva di lavoro, anche autonoma, che lo porti nel più breve tempo possibile a trovare un’occupazione stabile. E questa attività ha un valore spesso difficilmente quantificabile, ma certamente superiore a quello che certe statistiche contribuiscono a far diventare percezione comune.

  • Fonte: Tiziano Barone - Direttore Veneto Lavoro

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