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Pubblicato il 15.03.2021

Lavoro: la pandemia blocca l’occupazione, assunzioni ancora in calo del 27%  

Nella Bussola di Veneto Lavoro i dati sull’andamento dell’occupazione in regione nel mese di febbraio


Nessuna novità dal mercato del lavoro veneto, che anche nel mese di febbraio si dimostra sostanzialmente bloccato dagli effetti della pandemia e delle misure messe in atto per contrastarne la diffusione. Secondo i dati della Bussola di Veneto Lavoro, le assunzioni sono calate con la stessa intensità del mese precedente, registrando una diminuzione del 27% rispetto ai primi mesi del 2020, quando il virus Covid-19 non aveva ancora investito il sistema economico regionale.

Il saldo mensile è positivo (+6.900 posti di lavoro dipendente), come usuale in questo periodo dell’anno, ma sensibilmente inferiore a quello registrato sia nel 2020 che nel 2019 (rispettivamente +8.200 e +11.851). Se le attività che ruotano attorno agli sport invernali vedono ormai definitivamente compromessa la stagione, i settori più in difficoltà a inizio 2021 si confermano turismo (-69%) e commercio (-32%), ma anche attività culturali, trasporto aereo e alcuni settori industriali, ovvero tutti i comparti interessati dalle diverse fasi di lockdown e dalle chiusure imposte nell’arco dell’ultimo anno.

Ancora in calo la disoccupazione: nei primi due mesi dell’anno i nuovi ingressi in stato di disoccupazione sono diminuiti del 19,4% rispetto allo stesso periodo del 2020, confermando la tendenza registrata nell’anno appena trascorso. Come dimostra uno specifico studio di Veneto Lavoro intitolato “I disoccupati amministrativi dei Centri per l’impiego”, nel corso del 2020 sono state presentate 118 mila dichiarazioni di immediata disponibilità, il 17% in meno rispetto alle 143 mila del 2019. A diminuire è soprattutto il numero degli inoccupati (-36%), ovvero persone alla ricerca del primo impiego, mentre aumenta la quota delle donne sul totale (dal 55% al 57%).

Il calo della disoccupazione  è il risultato congiunto di più cause: i lockdown, con le conseguenti difficoltà di spostamento e le chiusure degli uffici pubblici; la mancanza di fiducia nella possibilità di trovare un nuovo impiego, che riduce la propensione alla ricerca attiva del lavoro; le misure messe in atto per la tutela dell’occupazione (cassa integrazione e divieto di licenziamento), che hanno irrigidito i flussi complessivi di entrata e uscita dal mercato del lavoro. A diminuire infatti non sono solo le assunzioni, ma anche le cessazioni (del 34%), soprattutto per quanto riguarda i licenziamenti collettivi (-78%), quelli economici individuali (-68%), anche per il blocco imposto, e quelli legati alla fine dei rapporti a termine (-32%), logica conseguenza delle mancate assunzioni dei mesi scorsi con questa tipologia contrattuale.

In questo inizio di 2021 non mancano tuttavia segnali positivi sul fronte economico: la crescita delle quotazioni delle materie prime e degli scambi commerciali a livello mondiale indicano che la produzione non si è arrestata. Per l’Italia l’Istat segnala il miglioramento delle esportazioni verso i Paesi extra-Ue e della produzione industriale, così come in aumento è il clima di fiducia sia tra le imprese che tra i consumatori. I timori sull’aggravarsi dell’emergenza sanitaria, stante l’ancora ampia circolazione del virus e delle sue varianti, il rischio di nuove chiusure e l’allungamento dei tempi per un’uscita definitiva dalla crisi rendono tuttavia incerta ogni previsione per l’immediato futuro.

La Bussola di Veneto Lavoro con tutti i dati del mercato del lavoro veneto nel mese di febbraio è disponibile alla pagina www.venetolavoro.it/bussola.

 

 

  • Fonte: Redazione ClicLavoro Veneto

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