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Pubblicato il 30.04.2021

L’editoriale di ClicLavoro Veneto: la Festa del Lavoro e le sfide da affrontare per il rilancio dell’occupazione in Veneto

Il Direttore di Veneto Lavoro Tiziano Barone racconta il significato del Primo Maggio in periodo di Covid-19 e le sfide per il rilancio economico e occupazionale post pandemia


La ricorrenza della Festa del Lavoro del primo maggio assume quest’anno un significato particolare. Quello che ci siamo lasciati alle spalle e che in parte stiamo ancora vivendo è uno dei periodi più difficili di questo secolo per l’economia e l’occupazione del nostro Paese e della nostra regione, ma anche per la vita sociale di ognuno di noi. L’evolversi della campagna vaccinale e il crescente clima di fiducia di imprese e consumatori ci inducono a guardare con ottimismo al superamento della crisi e alla fase della ripartenza, più o meno prossima, spingendoci a riflettere sulle sfide che dovremo affrontare nel post pandemia.

La riflessione è imperativa ed utile perché le “crisi congiunturali” ci accompagneranno regolarmente e dobbiamo essere pronti al cambiamento richiesto.

Di certo, il 2020 è stato un anno difficile. In Veneto, dall’inizio della pandemia, abbiamo perso oltre 10 mila posti di lavoro dipendente, ma è un numero che non rende adeguatamente l’idea di quello che è stato l’effettivo impatto dell’emergenza Covid-19 sull’occupazione regionale. Le normali “regole del gioco” sono cambiate e restituiscono un’immagine deformata del mercato del lavoro, che potremo valutare pienamente solo a crisi superata. Basta volgere lo sguardo ad altri indicatori per meglio comprendere l'impatto della pandemia, come il crollo delle ore lavorate nel corso del 2020 o la flessione della domanda di lavoro. Le assunzioni sono diminuite di circa il 25% dall’inizio dell’emergenza, con picchi superiori al 70% nel mese di aprile 2020, il peggiore in termini occupazionali. Se considerassimo questa domanda di lavoro venuta meno, le ripercussioni sul lavoro stagionale, fortemente ridimensionato la scorsa estate e quasi completamente cancellato lo scorso inverno, i licenziamenti che avremmo avuto senza le coperture garantite dall’estensione della cassa integrazione e senza il blocco dei licenziamenti, il bilancio sarebbe ben peggiore.

Anche la rete dei servizi pubblici per l’impiego, che Veneto Lavoro dirige e gestisce per conto della Regione del Veneto, ha dovuto sostenere sfide impegnative ed elaborare nuove strategie per garantire continuità di servizio a tutti i cittadini in questo difficile periodo. Si è rivelato necessario provvedere a una profonda riorganizzazione dei flussi di lavoro all’interno dei Centri per l’impiego, favorendo l’attività a distanza e l’apertura al pubblico su appuntamento, e accelerare il processo di digitalizzazione dei servizi agli utenti, garantendo un costante accesso alle politiche attive presenti a livello regionale e nazionale.

In termini di innovazione organizzativa, abbiamo definito un nuovo modello di erogazione dei servizi basato su due figure divenute centrali all'interno dei CPI: il case manager e l'account manager. Il principio di fondo è semplice: garantire a ciascun utente (lavoratore/disoccupato o azienda) un operatore di riferimento dedicato, in grado di gestire in maniera mirata e individuale l’insieme dei servizi erogati dal Centro per l’Impiego. Un modello che si è rivelato particolarmente importante nel contesto pandemico proprio per la sua capacità di facilitare il raccordo con l'utenza e, di conseguenza, l'erogazione dei servizi. 

Abbiamo organizzato e svolto oltre 100 mila colloqui individuali a distanza, permettendo agli utenti di ricevere supporto anche senza la necessità di muoversi da casa, intensificato il raccordo con i datori di lavoro, favorendo l’emersione delle opportunità occupazionali che, seppure in misura marginale e limitata ad alcuni settori e professioni, la pandemia ha portato con sé, e organizzato specifici eventi di recruiting online. Abbiamo avviato un nuovo canale di comunicazione con gli utenti (persone e aziende) denominato "Il Lavoro al Centro", svolto prevalentemente in modalità webinar, con una programmazione mensile di interventi su orientamento al lavoro, servizi al lavoro per persone con disabilità, accesso alle politiche attive, incentivi alle imprese e servizi di reclutamento per le imprese.

Abbiamo implementato il servizio del Centro per l’impiego Online, disponibile sul portale ClicLavoro Veneto, attraverso il quale l’utente può svolgere una svariata serie di attività senza spostarsi da casa: caricare o aggiornare il proprio CV, firmare e scaricare diverse tipologie di documenti amministrativi, candidarsi alle offerte di lavoro disponibili, presentare domanda di accesso alle misure di politica attiva, fissare un appuntamento con il CPI o, nel caso delle aziende, pubblicare le proprie offerte di lavoro e ricevere i curricula dei lavoratori preselezionati dagli operatori del Centro per l’impiego.

Abbiamo sviluppato il Sistema Informativo Lavoro e Sociale (SILS), che attraverso la condivisione di banche dati, informazioni e strumenti tra Servizi per il lavoro e Servizi Sociali in ambito regionale mira a garantire una presa in carico congiunta e più efficace dei cittadini in difficoltà economiche e lavorative.

Tramite l’Unità di crisi di Veneto Lavoro, nel 2020 abbiamo fornito supporto nella gestione di 42 crisi aziendali riguardanti imprese singole e gruppi industriali e in situazioni di crisi settoriali quali l’occhialeria, la filiera delle acque minerali e servizi termali, l’agricoltura per il contrasto del fenomeno del caporalato, il calzaturiero, l’aeroportuale, supportando inoltre i processi di riconversione industriale per la produzione di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale. Anche per i prossimi mesi di un anno, il 2021, che si presenta difficile per il tessuto economico produttivo delle aziende venete, gli obiettivi saranno quelli di incentivare e avviare azioni per favorire politiche di riconversione e riqualificazione produttiva a sostegno della tenuta dei livelli occupazionali, potenziando anche le politiche attive del lavoro per la gestione degli esuberi dei lavoratori coinvolti nelle crisi.

Senza dimenticare, infine, che a pochi mesi dall’inizio della pandemia siamo stati tra i primi in Italia a monitorare con assoluta tempestività quanto stava accadendo in termini occupazionali, attraverso una serie di report mensili prodotti dall’Osservatorio di Veneto Lavoro.

La sfida che il sistema dei servizi pubblici per l’impiego si trova ora ad affrontare è duplice: da un lato, sarà necessario garantire risposte tempestive, servizi efficaci e politiche attive universali a una platea di utenti che secondo le nostre stime, al venir meno delle misure di tutele dell’occupazione, potrebbe crescere fino a 200 mila disoccupati, rispetto ai 130-140 mila che ogni anno si rivolgono ai Centri per l’impiego del Veneto; dall’altro, rivelarsi un partner affidabile per le imprese, al fine di sostenere l’aumento della domanda di lavoro che ci auguriamo si verificherà nella fase di ripartenza del sistema economico.

Nei prossimi anni dovremo convivere con una disoccupazione diversa da quella degli anni '90 nei numeri e nella tipologia. Le caratteristiche strutturali del mercato del lavoro che rileviamo nelle regioni competitive sono tre. La frequente distruzione e ricostruzione di posti di lavoro, la polarizzazione tra basse e alte qualifiche, il mismatching tra domanda ed offerta dovuto a fattori demografici e di mancanza di competenze. Quest’ultima è la sfida che mi permetto di ricordare quest’anno. Intervenire sulle competenze possedute da una parte è compito del sistema scolastico, della formazione professionale regionale e dei fondi bilaterali. Dall’altra parte è responsabilità dei lavoratori che devono “manutenere” le proprie competenze per essere attrattivi nel mercato del lavoro. Nella realtà, è sempre il datore di lavoro che alla fine sceglie nell’incontro tra domanda ed offerta.

Sono sfide, dunque, che potremo vincere, oltre che con l’efficientamento dei servizi e la semplificazione delle procedure, solo attraverso un’intensa e matura attività di riqualificazione dei lavoratori espulsi o rimasti esclusi dal mercato del lavoro. È necessario promuovere attività di aggiornamento e rafforzamento delle competenze professionali dei lavoratori, anche all’interno delle stesse aziende, e diffondere la cultura della responsabilità individuale della formazione permanente, un aspetto che si rivelerà sempre più decisivo nella fase post pandemica per garantirsi una presenza stabile e duratura all’interno del mercato del lavoro.

 

Tiziano Barone, Direttore Veneto Lavoro

 

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