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Bussola mercato del lavoro veneto giugno 2020

Lavoro: diminuiscono i disoccupati, ma è boom di inattivi

Pubblicata la Bussola di Veneto Lavoro con i dati del mercato del lavoro regionale nel primo trimestre 2020

 

Meno assunzioni, numero di occupati sostanzialmente stabile, disoccupati in diminuzione a fronte di un significativo aumento degli scoraggiati: questi i principali effetti che l'epidemia di Covid-19 ha avuto sul mercato del lavoro veneto nel primo trimestre 2020 e che, come dimostrato dalle analisi di Veneto Lavoro, si sono poi aggravati nelle settimane successive, portando ad un perdita complessiva di 61 mila posti di lavoro in regione tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro cessati.

I dati relativi al periodo gennaio-marzo mettono in evidenza le prime conseguenze dell'emergenza coronavirus sull'andamento occupazionale. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è stato positivo, come sempre accade in questo periodo dell'anno, ma per appena 20.200 posizioni di lavoro, un terzo rispetto a quanto fatto registrare negli anni precedenti e un risultato simile a quello del 2009, in piena crisi economica. Se nelle prime settimane la tendenza era quella di un rallentamento della crescita occupazionale, peraltro già in atto da diverso tempo, dopo il 23 febbraio la caduta è stata repentina e significativa.

A incidere sulla dinamica del primo trimestre è stato soprattutto il crollo delle assunzioni, diminuite del 17,6% rispetto al 2019. Un calo consistente ma ancora contenuto considerato che nelle settimane successive si sarebbero registrate diminuzioni superiori al 50%. Più contenute le cessazioni di rapporti di lavoro, che si sono mantenute sugli stessi livelli dell'anno precedente, complici anche le misure di tutela dell'occupazione introdotte per fronteggiare l'emergenza Covid, quali il blocco dei licenziamenti e l'estensione della cassa integrazione. Questo spiega, in parte, anche perché non sembra essere aumentato il numero di disoccupati, che anzi sono diminuiti: secondo i dati Istat nel primo trimestre dell'anno se ne contavano 119 mila a fronte dei 131 mila del trimestre precedente e dei 143 mila dell'anno prima. Le nuove iscrizioni ai Centri per l'Impiego delle persone in cerca di lavoro tra gennaio e marzo 2020 sono state 29.500, il 14% in meno del 2019. Ad aumentare non è stato però il numero degli occupati, bensì quello degli inattivi, ovvero persone scoraggiate che pur essendo senza lavoro non ne cercano uno: erano 85 mila alla fine del 2019 e sono ora 127 mila.

A livello territoriale, Belluno accentua la tradizionale caduta del primo trimestre a causa della chiusura anticipata della stagione invernale e risulta l’unica provincia con saldo negativo (-3.300), mentre Venezia si distingue per la più consistente flessione della domanda di lavoro: le assunzioni crollano del 30%, il saldo si attesta a +2.600 posizioni lavorative (saranno 30 mila in meno alla fine di maggio) contro le +11.000 dell’anno precedente. Saldi in diminuzione anche a Verona (+6.900 contro +15.200), Treviso (+4.400 contro +9.200), Padova (+3.900 contro +8.500), Vicenza (+3.000 contro +6.300) e Rovigo (+2.700 contro +3.600).

Se il saldo trimestrale si mantiene positivo è soprattutto grazie all’agricoltura, che da sola registra +13.600 posizioni di lavoro, lo stesso risultato di dodici mesi prima. L’industria segna +7.000 (contro +13.000 del 2019), mentre i servizi presentano un bilancio appena negativo, ma ben lontano dal +26.000 registrato nel 2019. In difficoltà soprattutto le attività commerciali e il turismo, ricettività e ristorazione in primis, che registrano un saldo negativo per 7.800 posizioni lavorative e un calo delle assunzioni superiore al 30%. Il mancato avvio delle assunzioni per la stagione estiva ha poi accentuato nel mese di aprile la crisi di questi settori. La stagionalità si riflette anche sulle tipologie contrattuali che sono state maggiormente interessate dalla crisi: i contratti a tempo determinato, in flessione ormai da diversi trimestri, hanno subito una vera e propria battuta d'arresto, chiudendo il trimestre con un saldo di appena 4.300 contratti in più, il valore più basso di sempre. Analoga tendenza per il lavoro somministrato e i contratti intermittenti.

Riguardo a una possibile ripresa, le previsioni sono tutt'altro che rosee e il Veneto, prima regione turistica d'Italia e territorio fortemente vocato all'internazionalizzazione, sembra pagare pesantemente il prezzo di questa crisi. Il Pil regionale è previsto al -7,1% per il 2020 (a fronte di un dato nazionale del -6,5%), le esportazioni in calo del 9,1%, gli investimenti fissi del 13,1%, i consumi delle famiglie del 5,3% e l’occupazione del 3,8%. Tutti gli indicatori sono visti in rialzo nel 2021, ma con un ritmo tale da non garantire il recupero di quanto perso in questi mesi.

Per maggiori informazioni sull'andamento del mercato del lavoro regionale in periodo di emergenza Covid-19 è possibile consultare la Bussola e le altre analisi dell'Osservatorio di Veneto Lavoro nella sezione dedicata del sito www.venetolavoro.it