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Pubblicato il 25.06.2020

Occupazione: a giugno segnali incoraggianti, ma all'appello mancano 65 mila posti di lavoro

Dai dati di Veneto Lavoro il quadro aggiornato dell'impatto dell'emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro regionale 

 

Prosegue il monitoraggio dell'Osservatorio di Veneto Lavoro sulle ripercussioni della crisi Covid-19 sul mercato del lavoro regionale. Tra il 23 febbraio e il 14 giugno 2020 l'emergenza Covid-19 ha comportato in Veneto la perdita di circa 65 mila posti di lavoro dipendente tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro cessati, un dato corrispondente al 3% dell'occupazione dipendente complessiva. Nelle ultime due settimane si confermano però i segnali incoraggianti già osservati a maggio, con un saldo occupazionale che è tornato a essere positivo (+17.600), seppure inferiore a quello registrato nella prima metà di giugno 2019 (+23.500). Confrontando i dati con il 2019, il blocco dei licenziamenti, attualmente in vigore fino al 17 agosto, ha determinato la probabile "sospensione" di circa 5.000 licenziamenti relativi a rapporti a tempo indeterminato. Alla scadenza tale quota potrebbe salire a poco meno di 10.000 licenziamenti, che è dunque il numero fisiologico di licenziamenti che è plausibile attendersi a partire da agosto, senza ovviamente poter tenere conto degli effetti dell'emergenza Covid sullo stato di salute delle imprese e su eventuali situazioni di crisi aziendale.

Il turismo rimane il settore più colpito dagli effetti della pandemia e da solo spiega quasi la metà della contrazione occupazionale complessiva, con una riduzione di circa 32.000 posti di lavoro, la maggior parte dei quali stagionali. Nelle ultime settimane la tendenza negativa si  è attenutata, con il recupero di quasi tutti i posti persi nei mesi precedenti, ma le mancate assunzioni e il ritardo nell'avvio della stagione estiva continuano a pesare sul bilancio dei servizi turistici nel confronto con il 2019. Segnali di ripresa si registrano anche nei servizi di pulizia, nell’industria alimentare, nelle attività professionali e nel tessile-abbigliamento, mentre nelle costruzioni si è anche assistito a una crescita delle assunzioni (+5%). L’agricoltura rimane l’unico settore, insieme ai servizi informatici, a mostrare un saldo positivo nell’intero periodo di crisi, per oltre 4.000 posizioni di lavoro dipendente (erano state 6.000 l'anno precedente). Quasi tutta la perdita registrata in periodo di lockdown riguarda i rapporti a termine e in particolare i contratti a tempo determinato, 50 mila in meno rispetto al 2019.

Le province più colpite si confermano quelle con una maggiore incidenza delle attività stagionali: a Venezia si è registrata una perdita di oltre 29.000 posti di lavoro, a Verona 17.000. Calo più contenuto nelle altre province: -6.700 a Padova, -4.700 a Treviso, -4.200 a Vicenza, -1.900 a Belluno e -1.600 a Rovigo. In tutti i territori il saldo occupazionale nella prima metà di giugno risulta positivo, sebbene su livelli inferiori rispetto al 2019.

I dati aggiornati sono disponibili sul sito di Veneto Lavoro alla pagina www.venetolavoro.it/misure.

 

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