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Pubblicato il 09.10.2020

Occupazione: prosegue il lento recupero in Veneto, mille posti in più nel  terzo trimestre 2020

Pubblicata la Bussola di Veneto Lavoro sull'andamento del mercato del lavoro regionale con dati aggiornati al 30 settembre


La Bussola di Veneto Lavoro ottobre 2020

Nel corso del 2020 gli effetti dell’emergenza Covid-19 sull’occupazione veneta hanno determinato la perdita di 44.500 posti di lavoro nel confronto con il 2019, tra mancate assunzioni e rapporti cessati. Un calo solo in parte compensato dall’andamento dell’ultimo trimestre, che ha fatto registrare un saldo positivo per circa un migliaio di posizioni lavorative dipendenti.

È quanto emerge dalla Bussola sul mercato del lavoro a cura dell’Osservatorio di Veneto Lavoro, che a partire da ottobre diventa a cadenza mensile per monitorare con ancora maggiore puntualità le tendenze occupazionali in regione.

Le attuali dinamiche restano fortemente condizionate dalle misure assunte dal Governo per la salvaguardia dei posti di lavoro, prime fra tutte il blocco dei licenziamenti per motivo oggettivo e l’estensione della cassa integrazione a buona parte della platea di lavoratori dipendenti, che rendono difficile un confronto diretto con quanto accaduto in passato.

Emergono tuttavia con chiarezza, da un lato, gli effetti negativi del prolungato lockdown e, dall’altro, il lento recupero occupazionale che si è osservato a partire da giugno.

Il turismo si conferma il settore più colpito, nel quale si concentra il 37% della perdita occupazionale complessiva registrata nel 2020 rispetto ai primi nove mesi del 2019 (-16.300 posizioni lavorative nel confronto tra i due periodi). A seguire il metalmeccanico (-5.000), la logistica (-4.000) e il commercio (-2.000). Solo due settori, editoria-cultura e servizi finanziari, hanno mostrato un saldo occupazionale migliore rispetto al 2019, seppure su valori assoluti marginali. Guardando alle assunzioni, che meglio descrivono il reale impatto della pandemia, proprio il settore dell’editoria e cultura mostra però un dato fortemente negativo (-64%), superato solo dall’occhialeria (-70%) e seguito da turismo (-40%), moda (-35%) e metalmeccanico (-31%). Segno più invece per l’industria farmaceutica, stabili agricoltura e sanità.

A livello territoriale, il costo più alto è pagato dalle province dove le attività stagionali hanno un’incidenza maggiore: Venezia perde oltre 14.000 posti di lavoro rispetto al 2019, Verona 12.000. Segno meno anche a Padova (-6.000), Treviso (-5.800), Vicenza (-3.900), Belluno (-2.000) e in misura più limitata a Rovigo (-300). Per tutte le province, fatta eccezione per Treviso, il terzo trimestre vede un’inversione di tendenza, con saldi positivi e ripresa delle assunzioni.

In calo la disoccupazione. Il flusso delle dichiarazioni di immediata disponibilità (DID) presentate ai centri per l’impiego della regione, passaggio indispensabile per poter ottenere lo stato di disoccupazione amministrativa, è diminuito dell’11% nei primi nove mesi dell’anno. Diverse le cause: il lockdown, che ha imposto limitazioni agli spostamenti, l’effetto scoraggiamento sempre presente nei periodi di crisi economica a causa delle accresciute difficoltà nel trovare un lavoro e le misure di salvaguardia dell'occupazione che hanno contribuito a limitare le cessazioni di rapporti di lavoro.

La Bussola di Veneto Lavoro con tutti i dati sull'andamento del mercato del lavoro regionale nel terzo trimestre 2020 è disponibile alla pagina www.venetolavoro.it/bussola.

 

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